All Posts By

2piuconsulting

Birra, nel 2020 persi 1,6 miliardi di euro e 21mila posti di lavoro

By News

Il valore condiviso creato dalla birra in Italia nel 2019 ha sfiorato i 10 miliardi di euro,confermandosi filiera strategica della nostra economia per ricchezza e occupazione generate. L’effetto devastante della pandemia: nel 2020, in appena 6 mesi, -1,6 miliardi di valore condiviso, con una perdita di circa 21.000 posti di lavoro lungo l’intera filiera, soprattutto nel fuori casa. Riduzione accise e sostegno all’Ho.Re.Ca. sono le proposte del settore della birra, che non vuole rinunciare a proporsi come pilastro per affrontare la crisi dell’out of home. Wietse Mutters, AD HEINEKEN Italia: “Sosteniamo le richieste al Governo di AssoBirra perché il settore torni trainante per la ripresa del Paese”.

Oggi possiamo dire, a posteriori, che la “primavera della birra” era diventata una vera e propria estate: una filiera strategica per il Paese che nel 2019 generava quasi 10 miliardi di euro (9.483 milioni di euro) di valore condiviso, dando lavoro a 108 mila famiglie (+18% rispetto al 2017) e versando contributi allo stato per 4,5 miliardi di euro (+8% in 3 anni). A partire da marzo e con il lockdown è arrivata la “gelata” che ha fatto indietreggiare il valore condiviso del settore birra di quasi 1,6 miliardi, con una perdita di circa 21.000 posti di lavoro lungo l’intera filiera in appena 6 mesi. Ma il comparto non vuole rinunciare a proporsi come possibile motore della ripresa del fuori casa, di cui la birra, in virtù della sua ampia marginalità, è un elemento chiave, e chiede allo Stato di ripensare la
fiscalità, riducendo accise ed Iva e permettere così quegli investimenti per un possibile rilancio.

I dati, che fotografano l’andamento del settore nel 2019 e nei primi 6 mesi del 2020, evidenziando un “prima” e un “dopo” Covid-19, sono stati diffusi dall’Osservatorio Birra con la presentazione del 4° Rapporto “La creazione di valore condiviso del settore della birra in Italia”, realizzato da Althesys. Per calcolare il valore condiviso, lo studio ha analizzato tutte le fasi della filiera della birra (approvvigionamento materie prime, produzione, logistica, distribuzione e vendita), considerando gli effetti diretti (valore aggiunto, contribuzione fiscale, occupazione, ecc.) delle attività dell’industria birraria italiana, quelli indiretti e indotti, le ricadute degli investimenti pubblici.

LA PRIMAVERA DELLA BIRRA, IL BOOM DAL 2009 AL 2019 (PRODUZIONE +35%)
La birra è arrivata a fine 2019 forte di una crescita durata praticamente 10 anni: +35% dal 2009 (17,2 milioni di ettolitri), con il 36,1% dei consumi concentrati nell’Ho.Re.Ca. e una quota, addirittura, del 63% del valore condiviso che fa capo a bar, hotel, ristoranti e pizzerie, in virtù di un notevole valore aggiunto. Nel 2019 il valore condiviso creato dall’industria della birra in Italia ha sfiorato i 10 miliardi di euro (9.483 milioni di euro, +3% rispetto al 2019). A cosa corrispondono 10 miliardi? Parliamo di un mezzo punto percentuale (0,53%) del nostro PIL, del 21% del valore del recovery fund per il biennio 2021-2022 e del 72% del valore alla produzione del settore delle bevande alcoliche. La birra non ha portato ricchezza solo a chi la produce, anzi, ne hanno beneficiato soprattutto le fasi a valle e a monte della filiera… e lo Stato. Distribuzione e vendita hanno fatto la parte del leone (7.388 milioni di euro), mentre la primavera della birra ha portato un buon contributo alle casse dello Stato: 4.552 milioni di euro tra Iva, imposte e contributi sul reddito e sul lavoro, con una crescita del +8% rispetto a 3 anni prima. Ha permesso anche di distribuire 2.698 milioni di euro di salari e di dare lavoro, lungo la filiera, a 108.338 famiglie (con un valore di 31,4 occupati per ogni addetto alla produzione), registrando un aumento del +18% nella capacità di dare occupazione rispetto al 2017.

LO STOP IMPOSTO DAL COVID-19: IN 6 MESI PERSI 1,6 MILIARDI E 21MILA POSTI DI LAVORO
Con l’arrivo del virus è cambiato tutto: da marzo a giugno 2020 la produzione ha subito una battuta d’arresto del -22%, con picchi, tra marzo e maggio, del -30%, e una timida ripresa a luglio (+8%) e agosto (+2%). Di riflesso, anche il valore condiviso è crollato, nel primo semestre 2020, del -22,7% (circa 900 milioni di euro) rispetto al primo semestre 2019 e del -34,2% rispetto al potenziale stimato (quasi 1,6 miliardi di euro), visto che i primi due mesi dell’anno seguivano il trend positivo degli ultimi anni, registrando un aumento della produzione del +7 e del +12%. La perdita di quasi 1,6 miliardi di euro (1.564) va a penalizzare soprattutto distribuzione e logistica, con l’Ho.Re.Ca. che da sola perde 1.373,9 milioni di euro. Il che significa anche 21.016 posti di lavoro persi lungo la filiera.

IL COVID NON HA FERMATO LA VOGLIA DI BIRRA DEGLI ITALIANI (GRAZIE ALL’IMPEGNO DEI PRODUTTORI)
In questi mesi difficili non è però venuta meno la voglia di birra degli italiani: non solo è stata la bevanda più consumata nel lockdown e nei mesi estivi, ma per il 48% degli italiani birra vince la Palma d’oro di bevanda socializzante per eccellenza, come rilevato dallo studio di Osservatorio Birra “La birra specchio della  socialità dal pre al post Covid-19”. E i produttori di birra, con un importante sforzo logistico, hanno messo in sicurezza i dipendenti per mantenere “accesi” i birrifici e garantire alla GDO regolare fornitura di prodotto. Ma il sostanziale blocco del canale Ho.Re.Ca. non è stato compensato dalle vendite del canale moderno.
La conferma arriva da Wietse Mutters, Amministratore Delegato di HEINEKEN Italia, azienda presente nel nostro Paese dal 1974, dove ha portato ricchezza e occupazione puntando sulla valorizzazione di birre locali che hanno una tradizione e un posto speciale nel cuore delle persone. “La birra, bevanda socializzante per eccellenza, è stata colpita alla crisi proprio nel suo momento di massima espansione. La situazione è preoccupante e parte dal fuori casa, dove le prospettive sono incerte e migliaia di operatori sono in crisi, ma tutta la filiera ne risente a monte passando dall’industria fino ad arrivare all’agricoltura. Per  guardare al futuro con più fiducia, sosteniamo le richieste al Governo di AssoBirra perché il settore torni trainante per la ripresa del Paese.”

FUORI CASA: 7 ADDETTI SU 10 INVESTIREBBERO NELL’IMPRESA I BENEFICI DI UNA MINORE ACCISA SULLA BIRRA
Un appello a ripensare la fiscalità della birra arriva anche dal resto della filiera, in particolare Ho.Re.Ca. e distribuzione, non considerando adeguati gli aiuti ricevuti in questi mesi. Un sondaggio somministrato da Fondazione Birra Moretti a 135 soggetti tra proprietari e lavoratori dell’Ho.Re.Ca. e del settore della distribuzione indica che circa il 15% delle aziende è stata costretta a licenziare, percentuale che sale a 19,2% nel caso del solo Ho.Re.Ca..
Per il 40% del campione, gli aiuti non sono stati per nulla adeguati, mentre il 70% di chi lavora nell’Ho.Re.Ca. investirebbe volentieri nell’impresa i benefici di una minore accisa. Per poter sopravvivere, chiedono infatti: agevolazione sugli spazi, riduzione dell’Iva e dell’accise, incentivi per impianti sulla birra in fusto, agevolazioni sul vuoto a rendere e sulla mobilità.
Un diverso sistema di tassazione della birra potrebbe permettere quegli investimenti che servono a rilanciare l’out of home, un settore che altrimenti rischia di veder chiusi, nei prossimi mesi, circa 50 mila locali che attualmente danno lavoro a 350 mila persone (Fonte Fipe Confcommercio).

Fondazione Birra Moretti aderisce alla campagna Ama l’Italia Mangia la pizza Sorridi alla vita

By News

A sostegno del turismo e della ristorazione del Bel Paese attraverso una campagna di comunicazione a livello nazionale, che promuove uno dei prodotti simbolo della nostra cucina.

Il claim è di quelli che non si dimenticano “Ama l’Italia, mangia la pizza, sorridi alla vita” e punta tutto sulla passione per il nostro Paese, per i suoi prodotti e per la voglia di vivere che ci contraddistingue. Una campagna che, volutamente, parte in questi giorni così complicati e difficili per la nostra salute e per il nostro sistema economico, in sostegno ad un mondo, quello della pizza, che è emblema del Made in Italy in tutto il Mondo.

L’iniziativa, patrocinata da APCI – Associazione Professionale Cuochi Italiani, Accademia Pizzaioli, Associazioni Pizzaiuoli Napoletani, Fipe, HostMilano e TuttoFood, sostiene un settore, quello del fuori casa, oggi in grave difficoltà.

“Pizza e birra sono un connubio perfetto e rappresentano la sintesi ideale dello stare insieme e della socialità. In un periodo così difficile per tutto il mondo del fuori casa: ristoranti, bar e pizzerie ci sembra importante lanciare un messaggio a sostengo di un intero comparto che rappresenta il simbolo del made Italy. Con la Fondazione Birra Moretti da sempre collaboriamo con pizzaioli, sommelier, ristoratori, chef e tutto il mondo della ristorazione per la diffusione della cultura della birra a tavola, promuovendo gli abbinamenti gastronomici”.

La campagna prevede un’intensa pianificazione sui canali social a sostegno del consumo della pizza, con l’obiettivo di promuovere un’attività di responsabilità sociale di impresa. Sarà affiancata da una campagna stampa sui principali quotidiani nazionali: Il Corriere della Sera, La Repubblica, La Gazzetta dello Sport, Libero, Il Tempo, La Gazzetta del Mezzogiorno. Sono inoltre state realizzate locandine, oltre a t-shirt e cappellini distribuiti a ristoranti e pizzerie coinvolte nel progetto, attraverso le reti distributive delle aziende sostenitrici.

#Amamangiasorridi #Amalitalia #Pizza #Sorridiallavita

Birra e non solo: ecco la (nuova) socialità degli italiani

By News

La settima ricerca dell’Osservatorio Birra di Fondazione Birra Moretti ha intercettato nuove rotte e modalità con cui gli italiani stanno ritrovando la socialità dopo i mesi di lockdown. L’indagine su nuove abitudini e esigenze del “new normal” evidenzia una costante: cambiano stili di vita e modi di socializzare, ma sempre intorno ad una birra.

Secondo la ricerca, realizzata dall’Istituto Piepoli, nemmeno l’emergenza Covid-19 è riuscita a spingere gli italiani a rinunciare a uno dei tratti più caratteristici del Belpaese: la socialità resta importante per il 78% dei nostri connazionali.

Durante il lockdown abbiamo ripiegato su una versione social… della socialità (il 75% ha utilizzato i social network per tenere viva l’amicizia e i rapporti), ma ora in molti (35% del campione) scalpitano per ritrovare un fuori casa in cui condividere il tempo con amici ed affetti.

Questa estate il 60% ha passato infatti meno tempo con gli altri (ma il 7% ne ha passato di più) e tuttora il 66% degli italiani esce meno di quanto non facesse nel passato. Le principali rinunce sono state: il non poter stare con gli altri senza pensieri e paure (45%), non poter fare una gita fuori porta (43%) non poter mangiare con amici e parenti e non lasciarsi andare a una serata “birra e poi si vede” (38%).

Il 71% sa che niente sarà più come prima, che la socialità andrà riconquistata in sicurezza, ma gli italiani hanno già recepito le indicazioni delle Istituzioni per una “nuova normalità” nello stare con gli altri: mai senza mascherina (65%), per rispettare noi e gli altri, alla giusta distanza (52%) e se possibile all’aperto (19%).

Se il 39% prevede un forte impatto di regole ferree soprattutto nei locali al chiuso, il 30% pensa di risolvere il problema selezionando gli amici e restringendo la cerchia di quelli da frequentare con maggiore frequenza.

Socializzare, infatti, non è tanto una questione di numeri: il 71% ritiene che non sia un sacrificio non poter stare in mezzo a tante persone, come in passato.

Resta comunque il fatto che gli italiani non possono fare a meno di un momento con gli amici (30%), di andare al ristorante/pizzeria (23%), di condividere una birra (11%) o un aperitivo (9%) in compagnia.

E per chi avesse ancora dubbi il 93% chiarisce senza tentennamenti… che anche in futuro, per quante incognite ci siano ancora oggi, ci sarà sempre spazio per godersi (in sicurezza) una birra in compagnia.

Birra bevanda sociale, da sempre simbolo di amicizia e condivisione

By News

Secondo una ricerca realizzata dall’Istituto Piepoli per l’Osservatorio Birra, la birra vince la Palma d’oro di bevanda socializzante per eccellenza per il 48% degli italiani, battendo un’istituzione come il caffè (14%), ma anche il vino rosso (10%), lo spumante (8%) e il vino bianco (5%). L’antropologo Marino Niola* rivela che da sempre dove c’è birra c’è fermento e dove c’è fermento c’è convivialità… che è la base stessa della civiltà.

“Tutti noi abbiamo bisogno di credere in qualcosa: io credo che fra poco mi farò una birra”. Le parole di Homer Simpson rivelano, a modo loro, che la birra ha qualcosa di sacro che la accompagna da sempre. E la rende speciale, legandola a momenti di gioia, di festa, di condivisione. Non a caso gli antichi dei della birra erano anche dei dell’ospitalità. Come Radigost, venerato nell’Europa centrale, tra Germania, Polonia e Repubblica Ceca, il cui nome significa letteralmente “ospite lieto”. Ed era il protettore delle comunità, degli stranieri, dei viaggiatori, dei commercianti. Che, con le parole di oggi, definiremmo fattori di mobilità, di effervescenza, di scambio.

Ma anche Gambrinus, celeberrimo dio germanico, oltre che grande bevitore e mastro birraio di Carlo Magno, fu il fondatore del porto di Amburgo, il maggior centro di traffici dell’antico mondo germanico e scandinavo e ancora oggi tra i più animati scali mondiali. Oltre che patria dell’Hamburger Bier, rinomatissima in tutta Europa fra il Cinquecento e i Seicento per la sua eccellenza. Lo stesso dicasi per Aegir, il dio del mare dei Vichinghi e di altri popoli nordici, che era famoso per la sua ospitalità, ma anche per la magia dei suoi boccali, che si riempivano da soli. In altre parole, i suoi ospiti non restavano mai a bocca asciutta.

Insomma, da che mondo è mondo, dove c’è birra c’è fermento e dove c’è fermento c’è convivialità. Che è la base stessa della civiltà. Nella storia di Gilgamesh, che è l’Ulisse dell’antico Medio Oriente, l’eroe civilizza Enkidu, un essere selvaggio e asociale, facendogli conoscere la birra. Siamo nel 2600 avanti Cristo. Di fatto, da migliaia di anni questa bevanda è simbolo di armonia e di allegria, di convivenza e di coesistenza. Molto probabilmente la produzione della birra è stata addirittura il fattore che ha determinato il passaggio di noi umani dal nomadismo alla sedentarietà e dalla caccia all’agricoltura. Perché solo stando fermi era possibile coltivare i cereali necessari alla produzione della bevanda. Anche per questo i Romani la chiamavano cervogia, da cui cerveza spagnolo, dal nome di Cerere, dea dei cereali. Come dire che la birra è lo switch della storia umana.

Nel corso dei secoli la birra continua ad essere la bevanda sociale, legata a momenti di esaltazione rituale, ma anche un fattore di benessere quotidiano, di amicizia, di apertura all’altro. È per questo in fondo che viene considerata sacra. Perché bevendola insieme si celebra il legame sociale. Ecco perché, con la modernità, diventa la bevanda democratica, quella dei lavoratori, degli amici, dei compagni che condividono la fatica ma anche il riposo, lo svago, la festa.

Di solito viene considerata in antitesi rispetto al vino. O una sorta di esclusiva del mondo nordico. Ma in realtà il succo dei cereali è da sempre anche una bevanda mediterranea. E proprio il suo legame con grano, orzo, luppolo ne fa un elemento caratterizzante della Dieta Mediterranea.
Ai nostri giorni la birra si conferma un lievito della socialità, dello stare in compagnia, diventando protagonista dei nuovi riti della condivisione. Il brunch, l’aperitivo, la partita in tv.

E anche adesso che il legame sociale è in sofferenza a causa della pandemia, la birra conferma il suo valore conviviale. Nei mesi del lockdown gli italiani, non potendo guardarsi e toccarsi, lo facevano brindando affacciati ai balconi. O bevendo insieme ma in remoto.

In fondo una birretta a qualunque ora ci scrolla di dosso il peso dell’esistenza e ci rinfresca il gusto della vita. Per questo è il credo degli Homer Simpson sparsi per il mondo.

 

Marino Piola

Antropologo della contemporaneità
condirettore MedEatResearch,
Università degli Studi Suor Orsola Benincasa, Napoli

10 regole per impiattare

By Impiattamento

by Luigi Taglienti, Chef LUME Milano per Fondazione Birra Moretti

Ci sono delle regole che possono aiutare a presentare una ricetta, anche la più semplice, in modo creativo, senza dimenticare l’etichetta. Alcune di queste regole sono sempre valide. Altre sono cambiate nel tempo, adattandosi ai nuovi gusti in cucina. Il nuovo trend sembra seguire uno stile sempre più minimal e indirizzato al motto “meno è meglio”. Meno ingredienti, porzioni più piccole, semplicità nel piatto.

Del resto quella dell’impiattamento è un’arte che richiede esperienza e tecnica, attenzione e sensibilità estetica. Per questo Fondazione Birra Moretti ha chiesto a un esperto, Luigi Taglienti, chef del ristorante Lume di Milano, di stilare il decalogo dell’impiattamento perfetto, con consigli pratici che tutti possono mettere in pratica per servire un piatto di grande impatto.

Un nuovo passaggio, e di certo non l’ultimo, nel percorso di promozione della cultura della birra a tavola che Birra Moretti prima, e Fondazione Birra Moretti poi, porta avanti per dare valore a uno dei piaceri più condivisi nel Bel Paese: mangiare in buona compagnia.

LE 10 REGOLE

  1. Occupare la posizione centrale del piatto con l’ingrediente principale
  2. Aggiungere guarniture solo se commestibili
  3. Utilizzare un piatto bianco con decorazioni in grado di esaltare il colore degli ingredienti
  4. Ogni ricetta ha il suo piatto, ad esempio il risotto andrebbe servito nel piatto piano, gli spaghetti nel piatto fondo, i piatti in brodo – come le creme o le zuppe – nella tazza da consommé
  5. Disporre nel piatto gli ingredienti in equilibrio e simmetria
  6. Scaldare il piatto prima di servire pietanze calde
  7. Aggiungere le salse in un secondo momento per dare valore alla preparazione e al servizio
  8. Utilizzare elementi dalle texture differenti (morbido/croccante)
  9. Battere il piatto con il risotto su una superficie piana, o con il palmo della mano, per distribuirlo uniformemente
  10. Arrotolare gli spaghetti in un mestolo e impiattarli a nido.

Questi semplici consigli, utili per esaltare l’estetica, sono anche funzionali a migliorare la resa e il gusto di una ricetta. Tornando all’esempio degli spaghetti, arrotolandoli a nido, non solo l’impiattamento risulterà esteticamente più gradevole, ma aiuterà anche a mantenere la pasta in caldo. O, ancora, disporre gli ingredienti seguendo un determinato ordine all’interno della superficie del piatto, può servire come guida alla degustazione. Anche il più semplice servizio di casa, quindi, con pochi semplici trucchi, può essere sfruttato al meglio, permettendo di realizzare ricette di grande impatto.

Accanto al decalogo, Chef Taglienti ha pensato a tre ricette d’alta cucina, ma ripetibili a casa, perfette da accompagnare in abbinamento a un calice di Birra Moretti Ricetta Originale:

Primiz_Luigi Taglienti
2019-03-06

Risotto alla milanese con lacrima di midollo alla brace

280 g di riso Carnaroli 50 g di buon burro fresco 20 g di Parmigiano Reggiano 16 mesi 1 g di polvere di pepe bianco di Penja 1 l di…
Secondiz_Luigi Taglienti
2019-03-04

Pollo di Bresse alle alghe marine, spugnole ripiene, granseola al cerfoglio, salsa Albufera

2 polli di Bresse 200 g di lattuga di mare 200 g di zampa di granseola a tranci6 spugnole fresche di media dimensione 40 g di polpa di granseola 60…
Secondiz_Luigi Taglienti
2018-03-05

Animella di vitello cucinata in tegame, anacardi, fichi ubriachi in salsa dolceforte

4 tranci di animella del peso di 140 g il pezzo sbianchite in acqua acidulata200 g di anacardi idratati 40 ml di latte 40 ml di panna 5 ml di…

10 consigli per foto Instagram friendly

By Impiattamento

by Sara Milletti, blogger “L’Appetito vien leggendo” per Fondazione Birra Moretti

Instagram è considerato da molti il social del momento. Fra i tanti soggetti fotografati, il cibo la fa da padrone, con scatti che immortalano le nostre scelte gastronomiche, dalla colazione alla cena, spaziando dal cibo salutista al junk food. Non tutte le foto, però, hanno lo stesso successo. Ma qual è il segreto delle immagini cattura like? Un ruolo fondamentale lo gioca, sicuramente, la cura che è stata messa nell’impiattare e nel ricreare un piccolo set.

Così, dopo aver imparato come impiattare a regola d’arte grazie ai consigli dello chef Luigi Taglienti, Fondazione Birra Moretti aggiunge un nuovo tassello alle nostre competenze in cucina, e ci invitano a scoprire come rendere i nostri piatti “Instagram friendly”Con l’aiuto di Sara Milletti, blogger di “L’appetito Vien Leggendo”, scopriamo i 10 consigli per delle foto da acquolina in bocca, perfette da condividere sui nostri social network.

I 10 CONSIGLI

  1. Nel disporre gli elementi che compongono il piatto tenete presente la regola del “meno è meglio”: il cibo deve essere il protagonista, gli elementi in più devono creare armonia, senza rubare la scena alla ricetta
  2. Non utilizzate troppi elementi di scena e decorativi: l’obiettivo è far risaltare quello che avete cucinato
  3. Non esagerate con le porzioni: un piatto con degli spazi vuoti è più elegante e bello da vedere
  4. Scegliete sempre piatti o vassoi che si abbinino con il cibo per forma, colore e dimensioni. Se state scattando una foto con protagonista un piatto elaborato optate per pochi props non troppo vistosi. Viceversa, se si tratta di una ricetta semplice, arricchite il set con un piatto decorato, un bel coltello o della frutta fresca
  5. Se servite, e fotografate, una ricetta classica o tipica come la pappa al pomodoro, la carbonara o un arrosto, scegliete un set vintage con posate, piatti, bicchieri e tovaglioli come quelli che utilizzavano le vostre nonne
  6. Se avete cucinato della carne o portate in tavola dei formaggi, serviteli su un piatto in ardesia o un tagliere in legno che ne ricordano la natura rustica
  7. Se preparate ai vostri ospiti dei piatti veloci come sandwich, hamburger e chips, serviteli su un tagliere, magari avvolti in un tovagliolino. Accanto, una bottiglia di birra e il set è fatto!
  8. Quando servite la pasta fate dei nidi aiutandovi con un mestolo e un forchettone. È anche consigliato nascondere le estremità per far sembrare la pasta omogenea
  9. Distribuite il sugo sulle pietanze in modo uniforme, senza metterne troppo per non nascondere quello che c’è sotto
  10. Prima di servire in tavola (e di scattare), pulite sempre i piatti da eventuali, antiestetiche sbrodolature.

Infine, non dimentichiamo che alcune ricette piacciono più di altre. Per questo Sara consiglia 2 piatti semplici, gustosi e accattivanti, in abbinamento a un calice di Birra Moretti Ricetta Originale:

Antipastiz_Sara Milletti
2019-03-05

Tarte tatin mediterranea

1 rotolo di pasta brisé rotonda 440g di pomodorini piccadilly 1 cucchiaio di zucchero di canna 30g di capperi sottosale 6 filetti di acciughe sottolio 200g di burrata origano secco…
Secondiz_Sara Milletti
2018-03-06

Baby puntine di maiale marinate con salsa barbecue e mais

1kg di baby punte di maiale 1 cucchiaino di cumino in polvere 1 cucchiaino di peperoncino in polvere 1 cucchiaino di paprika dolce 1 cucchiaino di aglio in polvere 1…

10 consigli per la perfetta mise en place

By Impiattamento

by Noi di Sala per Fondazione Birra Moretti

Quando si invitano degli ospiti a casa, in particolar modo nel periodo delle Feste, la mise en place è il primo biglietto da visita. Curare i dettagli e apparecchiare la tavola con amore è segno di attenzione verso i propri ospiti e dà un chiaro messaggio sullo stile dei padroni di casa. Ecco qui poche e facili regole del galateo per apparecchiare la tavola nel modo più corretto e pratico. Alcuni di questi suggerimenti si riveleranno utili anche per occasioni più informali.

Dopo i 10 consigli per impiattare dello Chef Luigi Taglienti del Lume di Milano e le 10 regole per foto “Instagram friendly” proposte dalla blogger Sara Milletti, questo della mise en place, in collaborazione con Noi di Sala – l’associazione dei professionisti di sala e di cantina, partner della Fondazione Birra Moretti, è l’ultimo step del percorso di valorizzazione della cultura a tavola che Birra Moretti, prima, e Fondazione Birra Moretti, poi, portano avanti dal 2007.

Scopriamo le 10 regole per la tavola perfetta a cura di Luca Boccoli, Vice Presidente di Noi di Sala, e Nicola Dell’Agnolo, direttore de Il luogo di Aimo e Nadia e delegato Noi di Sala per la Lombardia.

10 CONSIGLI PER LA TAVOLA PERFETTA
  1. La tovaglia. Se decidete di utilizzare – anche se, oggi, va sempre più di moda non averla – un trucco rubato ai grandi ristoranti è stirarla direttamente sulla tavola con l’accortezza di mettere sotto un copritavolo (mollettone) per non rovinare la superficie
  2. I coperti: l’ideale è distanziarli l’uno dall’altro almeno di 50-60 cm, compatibilmente con la dimensione del tavolo di casa e rispetto al numero di ospiti
  3. Il tovagliolo, un altro tormento: la regola base è maneggiarlo il meno possibile. Quindi, vietatissimi cigni, papere o ventagli. Basta una semplice piegatura prima di posizionarlo al centro del posto del commensale. Una cosa molto gradita è sostituirlo a fine pasto, prima dei dolci
  4. Le posate: meglio non metterle tutte in tavola. L’obiettivo è semplificare, rendere più leggera la tavola e fare in modo che gli ospiti non siano in difficoltà nella scelta delle posate corrette. Se si desidera, invece, usare il servizio completo, la regola è posizionare esternamente le prime posate da utilizzare e, man mano, avvicinarsi al piatto
  5. Le posate da pesce, queste sconosciute! Ormai poco utilizzate, in realtà sono sempre e comunque estremamente utili. Si distinguono dalle altre posate dai tre rebbi della forchetta e dal coltello senza lama. Quindi se ne abbiamo utilizziamole al momento giusto. Al contrario possiamo sostituirle con le posate classiche
  6. Le posate da dessert: se decidete di metterle direttamente a tavola, vanno posizionate al di sopra del piatto. Ricordate: le punte delle posate non devono mai incrociarsi tra loro, quindi partite dalla più bassa – che sarà il coltello da dessert – con la punta verso sinistra, poi posizionate la forchetta con i rebbi verso destra, infine, il cucchiaio da dessert con la punta rivolta verso sinistra
  7. I bicchierievitare di mettere troppi calici in tavola. Per primo, posizionare il bicchiere dell’acqua appena sopra la punta del coltello e, a seguire, leggermente più in alto e più a sinistra, la flûte per l’aperitivo. Se dovessimo aggiungere altri calici, utilizzare lo stesso procedimento delle posate Mettere sempre più esterni i primi calici da utilizzare
  8. Il piattino del pane: anche a casa, non può mancare e va posizionato sempre alla sinistra dell’ospite, circa 8/10 cm sopra al bordo del tavolo. Si può utilizzare anche un piatto che stacchi dal resto del servizio, per dare un tocco più vivace al tavolo
  9. Sale, pepe, olio e aceto: a tavola, mai! Ogni portata dovrebbe arrivare ben bilanciata ed equilibrata. Se un ospite lo chiede, il padrone di casa può portare altri menage. È, invece, un bel gesto preparare un piattino o una ciotolina posizionata alla sinistra, dove verranno servite poche gocce di olio extra vergine di oliva, su una piccola fetta di pane, all’arrivo dell’ospite, come benvenuto
  10. Decorazioni e abbellimenti della tavola: se abbiamo una decorazione classica meglio cambiarla per le occasioni speciali. Evitare fiori troppo profumati, potrebbero interferire con i profumi dei cibi e della birra o vino. Preferire centrotavola bassi e mai troppo ingombrati per non compromettere la visibilità tra gli ospiti. Si a candele, bugie, lumini, anche in questo caso non profumate.

Birra, oltre la Primavera

By Editoriale

Abbiamo cominciato a parlare di “Primavera della Birra” in Italia quattro anni fa, quando Fondazione Birra Moretti coniò questa espressione per raccontare non solo la ripresa dei consumi, che per altro stava iniziando, ma soprattutto per descrivere il nuovo corso della birra in Italia.

Alla fine di questo 2019, dopo tre anni e 6 diverse ricerche di Osservatorio Birra, condotte da istituti di primaria importanza come Doxa, Althesys e Blogmeter, che hanno scandagliato dimensioni di analisi diverse e complementari fra loro, possiamo affermare con certezza che la Primavera della birra continua. Il settore crea migliaia di posti lavoro aggiuntivi e fa nascere professioni nuove, viene alimentato da nuovi prodotti di grande qualità e varietà e la birra prende sempre più spazio nelle conversazioni degli italiani

Non si tratta di fenomeni congiunturali, perché la birra in Italia è spinta da tre macro-trend di lungo periodo del settore agroalimentare: il localismo, cioè la ricerca di prodotti con identità territoriale definite, l’attenzione alla naturalità e la richiesta di varietà. Se ci pensate, la birra è perfettamente coerente con queste tre tendenze, che per gli italiani a tavola, quando ne hanno possibilità, sono i parametri che guidano le scelte. E la birra, oltre ad essere al 100% naturale e avere qualità eccellente, è accessibile a tutti. È uscita dalla cerchia ristretta dei gourmand e dei beer lovers, diventando anche patrimonio di una platea più ampia.

Gli italiani hanno adottato la birra facendola diventare una bevanda da pasto. Si sta affermando una cultura birraria specifica nel nostro Paese, molto più legata al cibo di quanto avviene altrove. Basti pensare che oltre l’80% dei consumi di birra in Italia avviene a pasto, un fenomeno abbastanza unico nel panorama europeo.

Ma l’implicazione più interessante di questa primavera della birra è che sta generando ricchezza per tutta l’economia italiana. In questi anni Osservatorio Birra ha studiato il valore condiviso generato dalla birra, che misura per la prima volta in Italia, le ricadute a valle e a monte della produzione, fornendo una fotografia completa dell’impatto economico, sociale e occupazionale della filiera birraria italiana.

Dal 2015 al 2018, il contributo alla ricchezza del Paese generato dalla filiera nazionale della birra è aumentato da 7,8 a 9,2 miliardi di euro, pari allo 0,5% del PIL, con una velocità di crescita tripla rispetto a quella dello stesso PIL nel medesimo periodo. E di questa ricchezza beneficia la filiera: l’agricoltura, che fornisce le materie prime, gli operatori della logistica, la distribuzione e somministrazione. Un caleidoscopio di professioni, anche molto specializzate: in tutto, quasi centomila persone vivono grazie alla birra e da questa traggono ogni anno redditi per 2,5 miliardi di euro. Mentre, per converso, il settore della birra restituisce al fisco 4,3 miliardi di euro all’anno di contributi, pari a quasi l’1 per cento di tutte le entrate fiscali nazionali.

La filiera italiana della birra continua dunque ad accrescere il proprio contributo alla ricchezza del Paese. Siamo ormai in presenza di un fenomeno strutturale, ancora più rimarchevole in un contesto economico e sociale che continua, purtroppo, a presentare non poche complessità.

Gli ultimi, lusinghieri, risultati messi a segno dalla nostra filiera birraria sono un risultato degli sforzi compiuti da tutto il settore, dei suoi imprenditori e delle persone che vi operano, dal campo alla tavola. Penso che Fondazione Birra Moretti abbia il merito di aver dato una chiave di lettura inedita, generando una migliore consapevolezza in migliaia di persone comuni, addetti ai lavori e decisori pubblici. Perché la birra è un settore complesso con tanto valore nascosto, che per essere valorizzato deve essere raccontato.

Un sincero grazie a tutti quelli che hanno dedicato attenzione alle nostre attività, i miei migliori auguri di buone feste. Un brindisi con un buon bicchiere di birra, perché no, a un 2020 ricco di grandi soddisfazioni per tutti.

Alfredo Pratolongo

Presidente Fondazione Birra Moretti

Dalla filiera birraria 9,2 miliardi di ricchezza all’Italia

By Osservatorio Italia

Più reddito, più posti di lavoro, più ricchezza per la filiera italiana della birra e per tutta l’economia nazionale. Questo, in sintesi, il quadro molto positivo che emerge dalla terza edizione della ricerca Osservatorio Birra-Althesys La creazione di valore condiviso del settore della birra in Italia. Vediamo nel dettaglio i dati principali.

IN TRE ANNI UN MILIARDO IN PIÙ DI VALORE CONDIVISO

Dal 2015 al 2018 il contributo della filiera della birra in Italia alla crescita della ricchezza e al benessere del nostro Paese – il cosiddetto valore condiviso – è aumentato di oltre 1 miliardo di euro (+17%) passando da 7.834 milioni a 9.169 milioni di euro.

Se, per assurdo, in Italia scomparisse per un anno tutto ciò che contribuisce alla produzione, distribuzione e consumo della birra, si creerebbe un “vuoto” di ricchezza generata – per gli agricoltori che coltivano l’orzo, per chi produce il pack e le bottiglie, per chi lavora negli impianti produttivi, per chi la trasporta, immagazzina e vende, dai bar ai ristoranti, ai supermercati – pari allo 0,52% del PIL nazionale.

Nel valore condiviso rientrano anche le tasse che, a vario titolo, il settore versa allo Stato. Ebbene, il contributo della filiera italiana della birra alle entrate del fisco è salito in 3 anni da 3,6 miliardi a 4,3 miliardi di euro (+19,4%), pari a quasi l’1% (0,93%, per la precisione) delle entrate fiscali complessive. Le accise, in particolare, sono passate da 609 milioni a 711 milioni di euro (+16,7%).

UNA RICCHEZZA PER TUTTA LA FILIERA

La birra non porta ricchezza solo a chi la produce. Anzi, della sua crescita beneficiano soprattutto le fasi a valle e a monte della filiera. A seguire, in ordine decrescente, il valore condiviso generato da ogni fase:

  • 051,1 mln € Distribuzione e vendita
  • 632,0 mln € Produzione di birra
  • 423,6 mln € Fornitura di materie prime
  • 62,6   mln € Logistica

Come si vede, la Distribuzione e vendita di birra fa la parte del leone: rappresenta oltre i tre quarti (76,9%) del valore condiviso dell’intera filiera e più del quadruplo di quello derivante dalla Produzione. In tale contesto sia l’Ho.Re.Ca. sia l’Off-Trade registrano crescite significative rispetto a tre anni prima: il primo totalizza 5.704,1 milioni di euro (+17,4%), il secondo 1.347 milioni (+13,1%).

Questi numeri confermano come nel nostro Paese la convivialità e la socialità siano fattori alla base del piacere di consumare birra: “Prendiamo una birra insieme” si è ormai affiancato al tradizionale “ne parliamo davanti a un caffè”, quale parte dello stile di vita italiano.

Tra le altre fasi della filiera, da segnalare il notevole balzo in avanti compiuto dalla Fornitura di materie prime: +56% rispetto ai 273,3 milioni del 2015.

UNA GRANDE AZIENDA CHE DÀ SEMPRE PIÙ REDDITO E OCCUPAZIONE

Infine, dalla ricerca di Osservatorio Birra la filiera della birra in Italia emerge come una grande azienda che distribuisce salari lordi per oltre 2,5 miliardi di euro (2.525 milioni, per l’esattezza) e dà una fonte di reddito a quasi 100 mila famiglie.

I dipendenti sono 92.190, distribuiti proporzionalmente lungo la filiera, e in significativo aumento (fatto ancora più importante in tempi di gravi crisi occupazionali): ben 4.500 posti di lavoro in più in tre anni. Nel 2018, per ogni addetto alla produzione della birra, il settore ha generato 29,3 occupati a livello di filiera.

Non c’è bisogno di commenti: mai come stavolta i numeri parlano da soli.