La pizza è riconosciuta come simbolo della cultura culinaria nazionale e Patrimonio Unesco. Consiste in una base di pasta lievitata — farina, acqua, lievito e sale — condita generalmente con pomodoro e mozzarella, cotta ad alte temperature, tradizionalmente nel forno a legna.
Tecnicamente è così, come recita la definizione formale.
Ma la pizza è veramente solo questo? No, è molto di più, dal cinema alla letteratura, dalla musica alla poesia, le dediche sono state innumerevoli.
“Ho una storia d’amore con la pizza… diciamo che è una specie di pane e amore e carboidrati”, dice Julia Roberts in “Mangia, Prega, Ama”. “Il mio regno per una pizza“ affermano le Tartarughe Ninja. “Un oscar e una pizza, se avessi questo ogni giorno per il resto della mia vita, sarei felice“. Afferma l’icona di Hollywood, Dustin Hoffman. Nel cinema italiano ecco l’attore napoletano Massimo Troisi “Per vostra norma e regola io non sono mai stato innamorato di niente e di nessuno se si esclude la pizza di pane coi fichi dentro” E Sophia Loren, icona del maxi schermo, interprete proprio di una pizzaiola in “L’oro di Napoli” amava dire “Tutto quello che vedete, lo devo agli spaghetti… e alla pizza!”
Fatte ‘na pizza c’a pummarola ‘ncoppa vedrai che il mondo poi ti sorriderà”, cantava Pino Daniele, e Luigi Veronelli giungeva a descriverla così “Solare, imitazione del sole, sole fatto piatto per le tue illuminazioni notturne: la pizza”.
La storia della pizza risale ad una focaccia di farina, acqua e sale che gli antichi romani cuocevano sulla pietra, per trovare la sua anima più moderna arriviamo nel XVIII secolo nel Regno di Napoli, quando la pizza era la regina del cibo di strada. Fino al 1889 quando il pizzaiolo Raffaele Esposito crea, per Margherita di Savoia, la “Pizza Margherita”, tutt’ora simbolo universale.
Un binomio mai smentito, nonostante i numerosi tentativi di modificarlo, e persino giungere a sovvertirlo, è da sempre “Pizza e birra”. Un matrimonio d’altri tempi, lungo e duraturo, fondato sulla granitica bellezza dei sapori, sulle emozioni che i due elementi generano al palato e sulla gioia della condivisione più italiana che ci sia, un valore immutabile. È giunto il momento di tradurre questa gustosa teoria in pratica birraria e gastronomica, un viaggio tra le pizze da accompagnare con ottime birre.
Partiamo da un grande classico la pizza in pala alla romana, molto apprezzata per il suo impasto super leggero, lievitato per 24 ore e ricco di acqua. Croccante e saporita, viene guarnita spesso direttamente sulla pala, dalla quale prende la classica forma rettangolare e allungata. Verdure e formaggi sono perfetti come ingredienti di questa preparazione, ma anche le classiche versioni come la quattro stagioni e prosciutto e funghi. Impasto sottile, sapori freschi e sapidi e croccantezza sono perfetti per abbinare un vero “main stream” birrario, “Heineken Original” in lattina da 33 cl. Equilibrio e raffinatezza con un sorso che genera gioia e piacevolezza con le delicate note fruttate e floreali.
Per sapori più intensi, sempre adagiati sulla sottile base alla pala, la birra olandese “Brand” da uno dei più antichi birrifici del Paese, presente ottime caratteristiche di abbinamento. Sapore aromatico con il luppolo in bella presenza, con schiuma compatta e un sorso di godibile semplicità. A scelta anche una bella “Moretti IPA” aggiunge ad una pizza classica, la tradizione birraria Italiana. Il suo sapore, la sua piena identità, la freschezza che sposa lo stile nelle piene tonalità aromatiche ben bilanciate alla nota amaricante.
La pizza al tegamino, o al padellino, è una specialità tipica di Torino, geograficamente lontana da Napoli, ma non per questo meno sfiziosa. Una doppia lievitazione dell’impasto e cottura al forno all’interno di un piccolo tegame reso antiaderente mediante un velo d’olio d’oliva. Ottime quelle col “Prosciutto crudo”, con carciofini, la diavola e una più gourmet con “Mortadella, stracciatella e granella di pistacchio”.
Ecco alcune birre adeguate ai bisogni del piacere della tavola.
Con il “crudo” una birra morbida e con un bel sorso accogliente, la bavarese “Hacker-Pschorr Munich Gold”. Gusto pieno e ottima declinazione aromatica. Una vera eccellenza per chi ama la birra. Con i carciofini, dal medesimo birrificio nato nel lontano 1417, scegliamo la “Hacker-Pschorr Weisse”, una non filtrata, prodotta seguendo le antiche tradizioni. Note dolci, fruttate e speziate, dalla noce moscata, al miele, alla banana. Con il piccante della diavola, ci spostiamo in Sardegna con l’ultima nata del birrificio di Assemini, la “Ichnusa Metodo Lento”. Una birra, appunto, che rispetta il tempo, seguendone il lento incedere, necessario per raggiungere la massima intensa qualità della lunga fermentazione. Il colore brillante spicca grazie alla bottiglia trasparente, prima di conquistare il palato con freschezza, corpo e sentori amaro-speziati.
La gourmet, con regina la mortadella, merita una birra di altrettanta stilistica. Andiamo a trovarla in Germania, è la “Johann Auer Spezial Hell”, prodotta e imbottigliata a Rosenheim. Gusto pieno di malto che ricorda il pane appena sfornato, autentica tradizione bavarese per un sorso che si fa ricordare… Sensazione perfetta con la consistenza della pasta della pizza.
Regolata dal “Disciplinare” dell’Associazione Verace Pizza Napoletana, che difende la tradizione di questo antico piatto e ne diffonde i segreti, tutelandone l’unicità e le caratteristiche, quella nata e cresciuta all’ombra del Vesuvio, è la pizza dalla pasta morbida e sottile e dai bordi alti, il celebre “cornicione”. Nacque alla fine del 1800, in onore della regina Margherita, moglie di Umberto I.
Cosa ci piace bere con una Margherita di meravigliosa morbidezza, consistenza del suo cornicione, cottura perfetta al centro, viva del pomodoro, della mozzarella fiordilatte e del profumato basilico?
Se è un pezzo di pizza al momento aperitivo, “Birra Messina note di Melograno” interessante novità di questo marchio dinamico che sceglie proprio la convivialità come uno dei suoi principali valori. La presenza del succo di melograno in questa ricetta accende una ulteriore nota fruttata e rinfrescante, mai eccessiva, anzi perfettamente equilibrata. Accanto alla identitaria ed essenziale trama gustativa della Margherita, porta uno spunto di carattere davvero brillante.
Per cambiare gusto e consistenza e capovolgere l’abbinamento, in una cena tra amici, da provare la “Bulldog Strong Lager”. Dal carattere decisamente più profondo, deciso e strutturato, un sapore inteso che stacca dai profumi della Margherita e consente di trovare nel sorso di birra, altrettanta tradizione.
Terminiamo il nostro viaggio nell’universo pizza, considerando impasti di differente matrice: farina integrale, di Kamut (un grano antico che dona morbidezza), di farro, dal deciso sapore, farina di Manitoba per un sapore insolito, farina di riso, senza glutine, leggera e digeribile.
Per questi particolari impasti proponiamo le scelte alcool free, “Heineken 00” e “Birra Moretti Zero”. L’impatto gustativo è ricco e ben equilibrato, la freschezza e le tonalità del sapore nulla perdono in queste due versioni che consentono piena libertà di stappare la seconda bottiglia e raccolgono la gratitudine degli amici che verranno accompagnati in auto in totale sicurezza. Perché la birra è condivisione, amicizia, compagnia e gentilezza.
