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“Del Premio mi ha parlato per la prima volta lo Chef Luciano Villani: ‘Alberto, ti va di partecipare? Se vuoi ti do qualche suggerimento sulla proposta da presentare…’. Risposi: ‘Partecipo volentieri, e lo faccio per vincere. Ma voglio vincere con le mie forze, creando qualcosa che sia soltanto mio”.

In questo dialogo c’è tutto Alberto Wengert, Sous-Chef de La Locanda del Borgo di Telese Terme (BN), che alla fine, come sappiamo, è riuscito a vincere l’ottava edizione del Premio Birra Moretti Grand Cru, grazie alle sue Alici di Cetara affumicate, caviale di colatura, gelée alla Birra Moretti e meringa di pane croccante. Nato ad Avellino nel 1987, Alberto ha deciso fin da piccolo, per passione e per tradizioni di famiglia, di dedicare la sua vita alla cucina. “A casa – racconta – ho capito il valore degli ingredienti della mia Campania e ho imparato ad amarli, ad utilizzarli e, se necessario, a riutilizzarli per preparare piatti sempre diversi. Non a caso, la mia proposta parte da due prodotti locali di straordinaria qualità, come le alici di Cetara e la provola affumicata di Agerola che ne costituisce il ripieno”. Frugalità, bontà, naturalità, rispetto per una tradizione mediterranea interpretata in modo creativo, con un occhio attento, anche, al costo: sono questi i valori alla base della cucina di Alberto. La novità, ovviamente, è stata l’incontro con la birra. Particolarmente fortunato, a giudicare dai risultati, e foriero, assicura, di nuovi sviluppi.

 

Quando hai scoperto la birra come ingrediente per la tua cucina?
Quando ho deciso di partecipare al Premio. Per mettere a punto la mia proposta ho studiato ho fatto molte prove, anche con diversi stili di birra, e alla fine ho trovato nella Birra Moretti Ricetta Originale la birra giusta, perché, dopo la nota amara iniziale, in finale lascia al palato una sensazione di freschezza, di finezza e di bontà: tutte caratteristiche che fungono da perfetto complemento con i sapori degli altri ingredienti. Un giudizio, questo, espresso non solo dalla Giuria pluristellata del Premio, ma anche dai clienti del locale in cui lavoro.

Il tuo piatto è già entrato nella carta de La Locanda del Borgo?
Accadrà presto. Molti amici, conoscenti, curiosi, spinti anche dall’esito del Premio, sono venuti al ristorante e hanno chiesto il mio piatto. Il loro riscontro è stato immancabilmente molto positivo, pur se accompagnato in genere da una certa sorpresa.

Sorpresa per cosa?
Per aver scoperto quanto la birra si integri perfettamente con il mio piatto, sia come ingrediente sia in abbinamento. “Non credevo che stesse così bene vicino al pesce”, è stato il commento più frequente. Per molti di loro si è aperto un mondo: “Appena puoi fallo mettere in carta, anzi, perché non pensi a qualche altro piatto con la birra?”.

Ci stai pensando?
Ho intenzione di proporre a breve un dolce con la birra. Del resto, la varietà e la versatilità della birra è tale da rendere questa bevanda – che vanta una tradizione millenaria anche nel nostro territorio – adatta praticamente ad ogni piatto. Occorre dimostrare tutto questo nel concreto, ed è questo l’impegno che mi sono assunto per far conoscere le straordinarie virtù della birra a tavola.

Qual è il tuo rapporto con la birra da consumatore? Hai una preferenza particolare in fatto di stili?
La birra mi piace da sempre e, come potrete immaginare, la consumo prevalentemente a tavola. Le mie preferenze variano in funzione del piatto con il quale la abbino. Con una frittura di pesce, uno dei piatti che più amo, scelgo una chiara a bassa fermentazione, con un arrosto di carne preferisco una birra a più alta fermentazione.

Cos’è stata per te l’esperienza del Premio Birra Moretti Grand Cru?
Una enorme emozione e un ricordo che mi porterò dentro per tutta la vita: essere giudicato e apprezzato da una giuria pluristellata è stato un grande onore. Ma ciò che ora conta è il futuro: il Premio rappresenta per me, e per tanti colleghi che ho conosciuto in questa occasione, il punto di partenza per costruire un futuro professionale ancora migliore.

Per la tua esperienza, come si collocano i giovani chef italiani in un’ideale classifica internazionale?
In una posizione di vertice. Abbiamo la forza che viene da una tradizione gastronomica di altissimo livello, alla quale oggi molti di noi fanno riferimento per reinterpretarla in chiave moderna. In questo percorso, per quanto mi riguarda, la birra è un elemento fondamentale.