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Grandi architetti come Oscar Niemeyer, designer contemporanei che hanno firmato grandi pagine di stile in tutto il mondo, calciatori che hanno entusiasmato generazioni di tifosi. E poi artisti, scrittori, poeti, pittori e musicisti che hanno composto tratti indelebili dalla musica internazionale, come Gaetano Veloso, Gilberto Gil, Marisa Monte.

Tutto questo è il Brasile nel quale viaggeremo, godendo di una cucina di tradizione e sostanza cui abbinare fantastiche birre, scoprendo luoghi unici per bellezza naturale e valore artistico. Città cosmopolite e contemporanee come San Paolo, meraviglie storiche come Ouro Preto nello stato del Minas Gerais. Il fascino delle architetture coloniali adagiate sulla baia di Paraty, nello stato di Rio de Janiero, la cucina di Salvador de Bahia ricca di ottime contaminazioni con altre culture. Insomma, il Brasile non è solo samba e carnevale, è molto, molto di più.

La cucina brasiliana, come accade spesso in Paesi di questa dimensione ed estensione nord-sud, nei diversi territori presentano specialità che derivano da profonde tradizioni culturali e da influenze geografiche dalle molteplici sfaccettature. Anche il clima contribuisce alla diversità delle specialità. Non in tutto il Brasile il sole splende e il clima è tropicale, ma troviamo anche zone in cui un piatto caldo e calorico è perfetto per rifocillarsi dalle rigide temperature.

E quindi partiamo dal cibo di strada con i “Bolinhos de Bacalhao”, dalle origini portoghesi, sono deliziose polpettine di baccalà mescolato a patate lessate e fritte nell’olio. Ogni boccone una golosità. Diffuse nelle principali città del Paese, come le “Coxihnas”, anch’esse fritte. Possiamo definirle simili ai nostri arancini, ma a forma di “coscetta di pollo”. Ripiene di pollo a pezzetti, verdure e formaggio. Terzo principe del cibo di strada è il “Pastel”, croccante fuori e morbido al suo interno con carne, verdure, gamberetti. Nasce come rielaborazione dell’involtino Primavera, importato da immigrati in Brasile. Con queste saporite specialità fritte, abbiniamo birre non troppo alcoliche e di facile bevuta, saporite e rinfrescanti. Un grande classico come Heineken, celebre nel mondo intero da oltre un secolo e mezzo. Un sorso delicato, mix di sentori fruttati floreali e cereali. E la sua versione “00” consente di stappare la seconda bottiglia se siete sul lungomare di Ipanema con un succoso “Pastel” nell’altra mano.

Nello Stato di Bahia, tra le pittoresche strade del “Pelourinho”, centro storico della capitale Salvador, risuonano voci e si infiammano colori, si intonano musica e sapori. Quelli del piatto principale di questo luogo dalle profonde radici africane, la “Moqueca”: uno stufato di pesce e crostacei con verdura, latte di cocco e spezie, cotto nell’olio di palma. In uno dei suoi celebri romanzi “Teresa Batista stanca di guerra”, lo scrittore brasiliano Jorge Amado descrive così il piatto “Verso le due del mattino finalmente fu servita la moqueca a poppa della chiatta – moqueca da leccarsi i baffi – Lulu Santos ripuliva le lische del pesce, preferendo mangiare la testa, la parte più gustosa, a suo modo di vedere”.

Un piatto intenso e saporito cui abbinare una birra di corpo e struttura che gestisca con la sua profumata e vellutata consistenza le punte speziate della Moqueca. Bella scelta la “Abbaye de Forest Brune” dal ricco corpo, una punta amaricante e dalla cremosa schiuma. Questa belga di abbazia ad alta fermentazione può ben interpretare il suo compito. Anche “Ichnusa Ambra Limpida” è una ottima partner dello stufato di pesce. Gusto intenso, aroma erbaceo e una spiccata identità birraria.

Sempre nello stato di Bahia, raggiungiamo Trancoso, piccolo paradiso tropicale dalle splendide spiagge e dall’atmosfera elegante e informale.
“Acarajé” un cibo che ha profonde origini nella cultura religiosa afro-brasiliana del Candomblé e ne rappresenta la sacrale offerta alle divinità, gli “Orixá”. Si tratta di una pasta di fagioli lavorata a forma sferica fritta e aperta al centro per ospitare il “Vatapá” crema a base di pane, gamberi secchi, latte di cocco e arachidi.
Alla domanda: che ci beviamo sopra? La risposta è “IPA” per le sue note agrumate e a tratti pungenti, perfette per bilanciare la ricchezza del sacro cibo. La belga “Green Killer IPA” della Brasserie de Silly, armonica e dal sentore fruttato, oppure la “Lagunitas IPA” uno dei simboli di questa tipologia birraria, nata e cresciuta in California, con note balsamiche e la freschezza del pompelmo.

Tappa da non perdere, nel panorama del Brasile, è la meravigliosa Paraty, uno dei tesori della architettura coloniale portoghese. Borgo marinaro adagiato sulla costa Verde, di fronte alla baia di Ilha Grande nello stato di Rio de Janeiro, è celebre per essere dimora di artisti e designer di fama internazionale,

Nel mese di ottobre, inoltre, si tiene l’annuale “Festival Gastronomico di Paraty” durante il quale produttori locali e i numerosi ristoranti della città aprono le porte per proporre al pubblico le loro migliori specialità in un cosiddetto “Roteiro gastronomico” tra piatti di pesce, carne, pasta fresca e verdure, senza tralasciare i dessert tipici. Durante le quattro giornate si svolgono cooking show, incontri, approfondimenti tematici per scoprire tutto sulla cucina del grande Paese. Nulla di meglio, quindi a fine giornata, gustarsi un’ottima birra di fronte al meraviglioso tramonto sul mare. Qui la scelta è vasta, perché il gusto personale è, senza dubbio, lo spunto principale. Ed ecco un paio di suggerimenti: una trappista di concreta, vellutata armonia, la “Chimay Triple”. Il suo aroma è una antica e unica combinazione eseguita da padre Theodore nella omonima abbazia, dove la produzione birraria, ebbe inizio nel 1850. Ottima per godersi la pace della baia, è anche la “Paulaner Salvator” una Bock ambrata di gustosa consistenza, fascinosi profumi e un sorso che appaga davvero. Anche questa bavarese ha antiche origini risalenti alla fine del 1700.

Terminiamo il nostro viaggio nel Paese verde oro, ma resterà comunque e sempre molto da conoscere, con un grande classico della cucina di terra: il Churrasco a Rodìzio. Si tratta della degustazione di vari tagli di carne rossa e bianca, cucinata alla griglia, serviti da abili “Passadores” che giungono al tavolo con spiedoni chiamati “Espetos” dai quali tagliano direttamente la carne. Dalla celebre “Picanha”, al “controfiletto”, il “baby beef”, la gustosa “Fraldinha” (in Italia Bavetta). La “Gobba di bue” giunge su di un tagliere appoggiato sul carrello di servizio: uno spettacolo anche per gli occhi. E poi agnello, pancetta croccante, entrecôte di manzo. Per regolare il passaggio delle portate si ha a disposizione un gettone con un lato verde e uno rosso. Contorni tipici sono farofa, mandioca, polenta e banane fritte e gli sfiziosi “Pão de queijo” piccoli panini con il formaggio nell’impasto.

Le Churrascarie sono diffuse in tutto il Paese, tra le migliori il marchio Barbacoa con ristoranti nelle principali città come San Paolo, Brasilia, Campinas. A questo trionfo di eccellenze alla griglia abbiniamo senza dubbio Lager alla spina, fresche, di piacevole bevuta e non troppo intense, da valorizzare così il sapore della carne. La tedesca “Mönchshof Landbier”, leggera, invitante con sentori floreali freschi, la “Hofbräu original” con il suo aroma fresco e leggermente amaro, tipica di Monaco di Baviera e la francese “Fisher Blonde” con la sua bella vitalità di Lager della omonima Brasserie, dai sentori vegetali con un tocco di mela.

Tornati dal Brasile sentirete subito la “Saudade” per questa terra, ovvero la nostalgia di ciò che avete vissuto e che vorrete nuovamente provare.