Da otto anni a questa parte l’industria della birra in Italia sta vivendo un periodo di forte crescita e nonostante il nostro Paese faccia registrare un consumo pro capite basso della bevanda, si dimostra tra i mercati più dinamici, grazie anche al traino delle birre “speciali”. Questa categoria eterogenea racchiude prodotti molto diversi tra loro per tecnica di produzione, gradazione alcolica o tipologia di fermentazione, come le Ale, Trappiste, birre rifermentate, Rosse, Stout, ma anche birre più “vicine” alla normale lager, come Regionali, Radler, Light o Analcoliche.

Dal 2010 al 2017 le birre speciali sono infatti cresciute del +49,5% a volume e del +69,7% a valore, come sottolinea il terzo rapporto di Osservatorio Birra “Dalla birra alle birre” promosso da Fondazione Birra Moretti e realizzato da Althesys. Se fino a 10 anni fa il consumatore sceglieva 9 volte su 10 una birra chiara, oggi nella grande distribuzione organizzata (GDO) le birre speciali rappresentano una parte importante del mercato, che ha conquistato una buona fetta dello scaffale. Nei supermercati la crescita delle birre speciali si può vedere anche a occhio nudo: negli ultimi 4 anni il livello medio di birre a scaffale è aumentato del 20% e i due terzi sono da attribuire alla particolare categoria delle birre speciali.

La maggiore complessità delle birre speciali educa e affina il gusto in fatto di birra dei consumatori, confermando che la cultura della birra in Italia sta passando attraverso la varietà, che è sinonimo di ricchezza.

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