L’Italia e l’Argentina hanno molto in comune, basti pensare che oltre il cinquanta per cento della popolazione argentina ha origini italiane e la comunità tricolore nel Paese sudamericano è una delle più numerose e presenti, appassionata nel mantenere tradizioni e usi e costumi della propria terra d’origine. Una immigrazione che, tra il 1870 e il 1960, ha portato oltreoceano oltre due milioni di nostri connazionali. Tanto che in Argentina, si mangiano comunemente tallarines” (fettuccine), “ravioles” (ravioli), “ñoquis” (gnocchi) e “lasañas” (lasagne).
Ma iniziamo il nostro viaggio tra cucina della Pampa e ottime birre, godendoci uno spettacolo che appassiona milioni di spettatori il tutto il mondo e che in Argentina ha radici profonde e di infinito talento: il calcio. Da Omar Sivori, a Claudio Battistuta, da Javier Zanetti a Cambiasso o Camoranesi, ma soprattutto a lui, l’unico, immenso Diego Armando Maradona. E allora eccoci, niente di meglio, di fronte ad una partita, di una selezione di “Empanadas” e una buona birra fresca. Le “Empanadas” sono uno dei simboli della cucina argentina, originariamente nutrivano i Gauchos che rientravano dalle pampas dove avevano sorvegliato le mandrie di bovini. Dette anche “Saltenas” dalla regione di Salta, sono dei fagottini a mezzaluna, ripieni di carne e verdure e, a seconda della provincia, le troviamo ripiene con manzo oppure pollo, ma anche lepre o gamberi come in Patagonia. In alcune varianti anche con le sole verdure, come zucca e spinaci, perfette per i vegetariani. Dal sapore davvero gustoso sono perfette per lo street food, o per celebrare la convivialità, appunto, della visione di un match calcistico. In abbinamento, onde stemperare una tifoseria troppo appassionata, stappiamo una perfetta Heineken 0.0, dal sapore equilibrato e rinfrescante, con note maltate e fruttate.
Terminata la partita è il momento di un’altra specialità gastronomica e una birra in accompagnamento. Per rinnovare le energie utilizzate nel tifare la propria squadra, ecco un piatto tipico che richiama decisamente il legame con l’Italia. Parliamo dei “Sorrentinos” grandi ravioli a forma di cappello, che derivano dai ravioli di Capri, portati a Mar de Plata dagli immigrati italiani. Nel ripieno troviamo, insieme alla mozzarella argentina, il prosciutto cotto, la frutta secca, gli spinaci, la ricotta, i crostacei o la carne. Bocconi intensi e molto piacevoli da gustare insieme ad una birra di un certo carattere, ma sempre dal sorso facile. La troviamo in Republbica Ceca, una bella “Krušovice Imperial”. Questa Pils a bassa fermentazione, è caratterizzata con malti e luppoli in evidenza e un finale fresco e persistente. Sono ben quattro le varietà di malto utilizzate, tra i quali un speciale malto ceco, infondono al sorso un aroma elegante e una freschezza notevole. In alternativa, ancora una Pils tedesca, la “Ganter Pilsner”, decisa, aromatica, di gran carattere e dissetante.
Ora è giunto il momento di celebrare con gioia una delle grandi specialità argentine.
Da sempre il metodo di cottura, un fuoco all’aperto, è il preferito dai Gauchos, per la loro indole nomade, “l’Asado” è una vera tradizione. I differenti tagli di carne vengono cotti lentamente al calore del fuoco, infilati negli spiedoni a cruz (croce) per garantire con lentezza, la migliore morbidezza finale. Ancora oggi è possibile gustare questa tipica cottura all’aperto, una sorta di barbecue della Pampa, che garantisce un momento di grande convivialità. Se siamo al ristorante la griglia utilizzata, sarà invece la “Parrilla”, il cui piano viene avvicinato o allontanato dal fuoco attraverso un suggestivo sistema a carrucola. La carne viene prima “massaggiata” con il sale grosso e poi messa in cottura. I tagli sono numerosi e uno più buono dell’altro. Iniziamo con il “Matambre” un taglio di muscolo molto saporito. La “Paleta” che si ottiene dal dorso del bovino è il cuadril, dal quarto posteriore, sono perfetti se cotti “rare”. Imperdibile è la “Entrana” taglio tra i più apprezzati in Argentina, si tratta del diaframma, un sapore che non si dimentica facilmente. E poi “Costillar”, ovvero le costine, il filetto, detto “Lomo” e, infine, il “Bife de Chorizo”, una succulenta bistecca senza osso. Il condimento tipico si chiama “Chimichurri” composto da olio, aceto, aglio, prezzemolo, alloro, pepe e origano. Ed eccoci alla scelta birraria con tre belle idee. La prima è la “Ciney Blonde” una birra belga dal sapore equilibrato e di bel carattere, schiuma consistente e una nota amaricante decisamente affascinate. Con la seconda opzione, restiamo in Belgio con una birra di abbazia che nasce dalla tradizione brassicola di padre Theodore, la “Chimay Triple”. Una combinazione di toni amari e fruttati, non filtrata, regala un sorso che sprigiona emozioni. Infine una scelta classica, ottima per accompagnare la convivialità dell’Assado. La birra australiana “Foster’s è una lager dal sorso gioioso, il suo sentore di luppolo si unisce ad una bella freschezza e ben accompagna i saporiti bocconi di “Entrana”.
Non può mancare nel nostro viaggio in Argentina, una puntata sulle Ande, la meravigliosa e imponente catena montuosa. Qui troviamo due piatti particolari. Il “Locro”, ricco e sostanzioso, è preparato con chicchi di mais bianco, salsiccia di manzo, il quinto quarto del maiale, patate e una spolverata di peperoncino. Nel corso del tempo è diventato il piatto tradizionale del 25 maggio “Dia de la Patria” quando si celebra l’indipendenza. Al Locro abbiniamo una birra ambrata e di un certo corpo: dalla Gran Bretagna la “Buldogg Strong Lager” porta il suo sorso intenso a bilanciare perfettamente il piatto con le note di malto e caramello.
Un altro piatto di magro molto diffuso in quelle areee montuose sono “Los huevos rancheros”, uova cotte all’occhio di bue e servite su fette di pane tostato e condite con una salsa tipica di aglio, cipolle, pomodoro, peperoni, paprica e olio. Con questi sapori possiamo abbinare una bella novità nata da poco nel birrificio sardo di Assimini, la birra “Ichnusa metodo lento”, una lager chiara di media forza alcolica, in pieno stile Ichnusa: identità, corpo e stile, in altre parole: anima sarda, un carattere vicino all’orgoglio tipico delle genti di Argentina.
Il nostro viaggio nei sapori del Sud America, ci porta, per l’ultima tappa, nella capitale Buenos Aires, un piatto che richiama il legame tra i due Paesi. Si tratta della “Pizza Fugazzeta”: bianca, farcita di cipolle e di origine ligure, precisamente genovese. Il segreto del suo gusto è il formaggio che farcisce l’impasto e riporta la memoria ad una parente della “Focaccia di Recco”. Che birra abbiniamo? La “Sans Souci” in italiano “Senza Pensieri” con la sua bella schiuma ricca e fine. Un gusto fresco e un sorso dal piacevole richiamo di luppolo. Sulla sua etichetta un romantico dettaglio: un veliero, simile a quelli che nel lontano passato, portarono in Argentina i primi italiani.
