L’India è un Paese senza mezze misure. Intenso, profondo, semplice e al medesimo tempo complicato, ricco di diversità e contrasti, di profumi, colori, volti e culture.
A tutto ciò si aggiunge una cucina di lunga e storica tradizione, strettamente legata ad uno degli ingredienti più affascinanti: le spezie. La cucina indiana è al quinto posto tra le più diffuse al mondo, sia per ragioni storiche che per motivazioni di crescita gourmet. Un mosaico di tradizioni antiche e influenze esterne, che risale al 2500 a.c. quando nella valle dell’Indo già erano presenti coltivazioni di riso e ortaggi. Anche le diverse fedi religiose, come l’induismo e il giainismo, hanno influito sulla cucina, da qui nasce il vegetarianismo. A partire dal XVI secolo l’impero Moghul ha introdotto piatti ricchi e compositi come gli stufati, i biryanis e il kebab e le dominazioni inglese, olandese e in parte francese, hanno lasciato tutte il proprio segno.
È giunto il momento di iniziare questo viaggio tra i piatti tradizionali indiani, componendo una geografia gastronomica da nord a sud e abbinando, come sempre amiamo fare, ottime birre.
Partiamo dalla affascinante città di Nuova Delhi, capitale del Paese, dai ristoranti storici al cibo di strada, la città è famosa per la varietà e bontà della sua cucina. Proprio a Delhi nacque un grande classico della cucina indiana il Murgh Makhani, oggi famoso in tutto il mondo, consciuto come butter chicken. Erano gli anni ‘50 quando i cuochi del ristorante Moti Mahal unirono i sughi rimasti della marinatura al burro chiarificato e pomodoro. In questo saporito intingolo stufarono il pollo cotto nel tipico forno Tandoor, di argilla a forma cilindrica. Il pollo, marinato e poi cotto, è davvero gustoso e ricco di sapore, le spezie possono essere dosate sia per un sapore più o meno piccante.
Abbiniamo un sapore anch’esso originale, quello della “Hibu Avanti March”, una Saison italiana chiara, appagante e rotonda, dal carattere vellutato, perfetto per accompagnare il gusto ricco del pollo. Una birra la cui nota di zenzero è ideale nel richiamo al piatto.
Si abbina molto bene anche un carattere più diritto, impreziosito da note fruttate in ottimo equilibrio. Siamo in Belgio con la “Chimay Triple”, una trappista chiara di grande tradizione, dalla schiuma sottile e dal sorso pieno.
Sempre nel particolare forno Tandor, viene cotto il Paratha una delle numerose varietà di pane indiano. In questo caso è un pane più ricco del Chapati, versione non lievitata, simile anche al Naan, più morbido e soffice. Il Paratha può essere rotondo o quadrato, spolverato di erbe aromatiche e farcito con patate, formaggio fresco e cavolfiore. La consistenza è leggera e possiamo abbinare una birra zero alcool, come “Birra Moretti la Zero” dal sapore fragrante con la nota citrina, che si sposa con il mix di verdure e formaggio fresco. Il processo di rimozione dell’alcool è molto delicato e consente di mantenere aromi e freschezza, sapore ed esperienza gustativa.
Sempre con il Paratha, ottimo anche consumato come street food. Il “Mughlai paratha”, ad esempio è un popolare cibo di strada bengalese, pane fritto con ripieno di uova, cipolle e pepe. Ottimo morso da accompagnare con una classica e intramontabile “Heineken” la birra Lager per antonomasia. Schiuma compatta, profumi di cereale, fresca e dal luppolo moderato.
Il Chicken tandoori è un piatto di pollo arrostito, molto popolare nello Stato del Punjab, ha origini dalle cucine dell’Impero Moghul. Il tipico colore rosso della carne è dato dal peperoncino e dal mix di spezie e può tendere più all’arancione con l’aggiunta della Curcuma. Ad accompagnare questi gustosi pezzi di arrosto di pollo, scegliamo due birre inglesi, Paese che diede all’India una profonda impronta. La. “Beavertown Neck Oil”, una IPA chiara in lattina. Corpo deciso, note tropicali e un sorso davvero piacevole. In alternativa una bella “Bulldog Strong Lager” dal colore ambrato e dal gusto pieno e di bel corpo. Una birra che soddisfa per consistenza e sapore dalle note equilibrate di malto e caramello.
Il “Biryani” è un altro piatto che rappresenta l’India nel mondo intero. Agnello, pollo o manzo con riso speziato e verdure che cuociono insieme molto lentamente. Torniamo ad una birra italiana, la “Hibu ‘Ndo Weiss”: una Weizen che il piccolo birrificio lavora con grande passione e precisione brassicola.
L’India del sud, ha tradizioni culinarie maggiormente legate alla cucina vegetariana con ortaggi, legumi e, come in tutto il Paese, un intenso uso delle spezie.
Negli Stati del Sud, da provare i “dosa” crepes lunghe e croccanti di farina di riso o legumi e arrotolate per contenere il ripieno di verdure. Nella bellissima città di Mysore, dove è nato questo piatto, si devono assaggiare i “masala dosa” (con ripieno di patate) e il “Mysore dosa”, ricco di speciali “chutney” sia di verdura che di frutta. Che vogliamo bere con questo sfizioso piatto total veg?
Per arricchire il binomio “gastronomico – birrario” andiamo in Belgio per scegliere una “Affligem Blonde” una birra che segue anche oggi la ricetta dei monaci benedettini. Eleganza e carattere in un sorso armonioso e bilanciato. I sentori di spezie delicate ben si abbinano alla sferzata piccante di alcuni Dosa. Ottima anche, anch’essa belga di Abbazia, la “Abbaye de Forest Brune” : una ambrata dalle note fruttate e agrumate, è una birra di ottima persistenza, con note di albicocca e miele.
I “Samosa” sono dei piccoli triangoli di pasta di farina ripieni e fritti, inconfondibile biglietto da visita della cucina tipica indiana. All’interno contengono carne o verdure, a seconda dei luoghi e delle ricette, ma ciò che li accomuna in tutto il Paese è la tipicità del loro profumo e del sapore delle spezie.
Abbiniamo “Birra Messina ai Cristalli di Sale” proprio per quella nota sapida che richiama l’intensità dei Samosa. La rotondità del gusto di questa birra, insieme alla sua freschezza, ben avvolge il sapore dell’India. Anche “Birra Moretti la Bianca” dalla innovativa ricetta che unisce malto di frumento e di orzo, ci sta benissimo. Il suo profumo fresco con le note floreali creano un sorso perfetto per accompagnare i Samosa, e diventare un simbolo della convivialità.
Per chiudere il nostro viaggio nella cucina indiana e scelte birrarie, scopriamo lo Stato di Goa, colonia portoghese fino al 1961 è ancora ricco di tracce e architetture come le grandi chiese barocche e i palazzi coloniali. Qui la cultura e la cucina hanno mantenuto forti legami portoghesi, fondendosi sia nelle architetture che in tavola.
Due piatti su tutti, il “vindaloo” il cui nome deriva dal portoghese “vinta d’alho” e include carne di maiale con aceto di vino, aglio, e varie spezie. La seconda specialità è il “Balchão di gamberi”, i piccoli crostacei vengono marinati e conservati, secondo gli usi marinari.
Al Vindaloo abbiniamo una birra maltata, agrumata e con dolci note di miele, dal sapore equilibrato, la “Mönchshof Keller” di gran fascino e una punta amaricante.
Con i gamberetti una birra diretta e di spessore, la britannica “Slalom Strong Lager”.
Una birra di ricco carattere e importante struttura, a metà tra dolce e amaro, regala un sorso che completa e descrive le forti tinte della marinata di pesce.
