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Una birra con… Alberto Wengert

By Osservatorio Italia

“Del Premio mi ha parlato per la prima volta lo Chef Luciano Villani: ‘Alberto, ti va di partecipare? Se vuoi ti do qualche suggerimento sulla proposta da presentare…’. Risposi: ‘Partecipo volentieri, e lo faccio per vincere. Ma voglio vincere con le mie forze, creando qualcosa che sia soltanto mio”.

In questo dialogo c’è tutto Alberto Wengert, Sous-Chef de La Locanda del Borgo di Telese Terme (BN), che alla fine, come sappiamo, è riuscito a vincere l’ottava edizione del Premio Birra Moretti Grand Cru, grazie alle sue Alici di Cetara affumicate, caviale di colatura, gelée alla Birra Moretti e meringa di pane croccante. Nato ad Avellino nel 1987, Alberto ha deciso fin da piccolo, per passione e per tradizioni di famiglia, di dedicare la sua vita alla cucina. “A casa – racconta – ho capito il valore degli ingredienti della mia Campania e ho imparato ad amarli, ad utilizzarli e, se necessario, a riutilizzarli per preparare piatti sempre diversi. Non a caso, la mia proposta parte da due prodotti locali di straordinaria qualità, come le alici di Cetara e la provola affumicata di Agerola che ne costituisce il ripieno”. Frugalità, bontà, naturalità, rispetto per una tradizione mediterranea interpretata in modo creativo, con un occhio attento, anche, al costo: sono questi i valori alla base della cucina di Alberto. La novità, ovviamente, è stata l’incontro con la birra. Particolarmente fortunato, a giudicare dai risultati, e foriero, assicura, di nuovi sviluppi.

 

Quando hai scoperto la birra come ingrediente per la tua cucina?
Quando ho deciso di partecipare al Premio. Per mettere a punto la mia proposta ho studiato ho fatto molte prove, anche con diversi stili di birra, e alla fine ho trovato nella Birra Moretti Ricetta Originale la birra giusta, perché, dopo la nota amara iniziale, in finale lascia al palato una sensazione di freschezza, di finezza e di bontà: tutte caratteristiche che fungono da perfetto complemento con i sapori degli altri ingredienti. Un giudizio, questo, espresso non solo dalla Giuria pluristellata del Premio, ma anche dai clienti del locale in cui lavoro.

Il tuo piatto è già entrato nella carta de La Locanda del Borgo?
Accadrà presto. Molti amici, conoscenti, curiosi, spinti anche dall’esito del Premio, sono venuti al ristorante e hanno chiesto il mio piatto. Il loro riscontro è stato immancabilmente molto positivo, pur se accompagnato in genere da una certa sorpresa.

Sorpresa per cosa?
Per aver scoperto quanto la birra si integri perfettamente con il mio piatto, sia come ingrediente sia in abbinamento. “Non credevo che stesse così bene vicino al pesce”, è stato il commento più frequente. Per molti di loro si è aperto un mondo: “Appena puoi fallo mettere in carta, anzi, perché non pensi a qualche altro piatto con la birra?”.

Ci stai pensando?
Ho intenzione di proporre a breve un dolce con la birra. Del resto, la varietà e la versatilità della birra è tale da rendere questa bevanda – che vanta una tradizione millenaria anche nel nostro territorio – adatta praticamente ad ogni piatto. Occorre dimostrare tutto questo nel concreto, ed è questo l’impegno che mi sono assunto per far conoscere le straordinarie virtù della birra a tavola.

Qual è il tuo rapporto con la birra da consumatore? Hai una preferenza particolare in fatto di stili?
La birra mi piace da sempre e, come potrete immaginare, la consumo prevalentemente a tavola. Le mie preferenze variano in funzione del piatto con il quale la abbino. Con una frittura di pesce, uno dei piatti che più amo, scelgo una chiara a bassa fermentazione, con un arrosto di carne preferisco una birra a più alta fermentazione.

Cos’è stata per te l’esperienza del Premio Birra Moretti Grand Cru?
Una enorme emozione e un ricordo che mi porterò dentro per tutta la vita: essere giudicato e apprezzato da una giuria pluristellata è stato un grande onore. Ma ciò che ora conta è il futuro: il Premio rappresenta per me, e per tanti colleghi che ho conosciuto in questa occasione, il punto di partenza per costruire un futuro professionale ancora migliore.

Per la tua esperienza, come si collocano i giovani chef italiani in un’ideale classifica internazionale?
In una posizione di vertice. Abbiamo la forza che viene da una tradizione gastronomica di altissimo livello, alla quale oggi molti di noi fanno riferimento per reinterpretarla in chiave moderna. In questo percorso, per quanto mi riguarda, la birra è un elemento fondamentale.

“Lo sapevi che…”: pillole di cultura birraria

By News

Acqua, cereali, lievito e luppolo. Le migliaia di birre prodotte in tutto il mondo derivano dall’impiego di 4 semplici ingredienti naturali. Da questa base comune nasce e cresce un mondo incredibilmente ricco di varietà, di stili, che dipendono dal tipo e dalla qualità degli ingredienti di partenza e del modo in cui questi vengono fatti “vivere insieme” durante il processo produttivo. Cominciamo a rispondere alle vostre domande sull’acqua e i cereali. Nella prossima newsletter sarà la volta di lievito e luppolo. Buone birre a tutti!

  

ACQUA

1) L’acqua è l’ingrediente principale della birra?
Senza dubbio. In proporzione costituisce circa il 92% della miscela di produzione, ed è fondamentale per definire le caratteristiche di una birra: la composizione chimica dell’acqua non solo influenza direttamente il gusto della bevanda, ma agisce in modo rilevante sulle reazioni biochimiche che avvengono durante il processo di fabbricazione coinvolgendo gli altri ingredienti

2) Ogni birra ha dunque la “sua” acqua?
Certamente. Per produrre la birra non esiste un’unica acqua da utilizzare. Si impiegano acque sotterranee, di sorgente o di falda purché batteriologicamente pure, ma a fare la differenza sono le diverse concentrazioni di sali minerali, particolari durezze e pH. Ad esempio, i solfati contribuiscono alla rotondità del gusto, i cloruri alla corposità.

3) Se non ci fossero alcune acque specifiche certe birre non esisterebbero?
È così. La disponibilità di acque con caratteristiche specifiche è alla base della nascita delle qualità di birre tipiche di certi territori. Ad esempio, l’acqua molto leggera e dotata di pochissimi sali minerali di PilsBoemia, è stata il punto di partenza imprescindibile per creare tutte le birre di questa zona geografica. In Inghilterra invece alcune acque sono particolarmente ricche di minerali, come ad esempio nella città di Burton-on-Trent, che ha dato i natali alle IPA (Indian Pale Ale).

 

CEREALI

1) Perché i cereali sono necessari per produrre le birre?
La produzione delle birre richiede materie prime ricche di amidi, come i cereali: orzo, frumento, mais, riso, segale… L’amido è la fonte zuccherina presente nei cereali. È uno zucchero complesso, difficilmente aggredibile dai lieviti, e deve quindi essere lavorato affinché possa trasformarsi in zucchero semplice, per poi diventare nutrimento per i lieviti attraverso il processo di maltatura.

2) Cos’è il malto, e perché viene ricavato soprattutto dall’orzo?
Il malto deriva dalla trasformazione dei cereali attraverso un processo di macerazione, germinazione ed essiccatura. L’orzo è il cereale più diffuso perché la sua pianta ha poche esigenze ed è di facile germinazione grazie al suo importante patrimonio di enzimi. Il riso e il mais, ad esempio, non hanno lo stesso patrimonio enzimatico; per questo non possiamo avere una birra di solo riso o di solo mais, ma abbiamo birre in cui riso e mais sono utilizzati in aggiunta all’orzo.

3) Qual è l’importanza del malto?
I malti sono l’unica materia prima che incide direttamente sul colore finale della birra, ma sono molto importanti anche per lo sviluppo di aromi e sapori. In base al tempo, temperatura e umidità di tostatura, avremo infatti malti con colorazioni e caratteristiche gustative differenti.

4) In quali birre si utilizza il frumento?
Innanzitutto, il frumento può essere utilizzato sia maltato sia non maltato (crudo). Ha più proteine dell’orzo e una maggiore quantità di zuccheri non fermentescibili, e ciò rende le sue birre più corpose. Il frumento si utilizza principalmente per la produzione delle birre Weiss (maltato minimo al 50%) e per le Blanche (non maltato).

Successo di Birra

By News, Video

Cosa sono diventati alcuni dei giovani chef che si sono distinti nelle varie edizioni del Premio Birra Moretti Grand Cru?
Quale ruolo gioca la birra nella loro cucina?
Al microfono di Andrea Radic si racconta Eugenio Boer, chef patron del Ristorante Bu:r di Milano,
insignito della menzione speciale per la valorizzazione della birra
in occasione del Premio Birra Moretti Grand Cru 2012.

L’intervista all’esperto

By Osservatorio Italia

Intervista al Professor Federico Visconti, Rettore dell’Università Carlo Cattaneo – LIUC

 

“L’aspetto più interessante del settore birrario italiano è la sua capacità di crescere, il suo dinamismo. Sono le sue idee moderne e competitive che – come documenta la ricerca ‘Le (insospettabili) professioni della birra’ dell’Osservatorio Birra – hanno un rilevante impatto economico, sociale e occupazionale sul Paese. Saper svilupparsi e creare opportunità di lavoro sono due aspetti per nulla scontati in un’Italia in cui, per usare l’espressione di Gian Antonio Stella, ‘il partito del rinvio’ prevale troppo spesso sul ‘partito dell’urgenza’”.

Il Professor Federico Visconti, Rettore dell’Università Carlo Cattaneo – LIUC di Castellanza (Varese), racconta così le sue idee di studioso di economia aziendale e di accademico in relazione all’incontro con un mondo – quello della birra – che sta imparando a conoscere e apprezzare. Un incontro che la collaborazione scientifica tra LIUC Business School e HEINEKEN Italia, nell’ambito di Università della Birra, non potrà non favorire ulteriormente.

Quanto è importante che, ormai da anni, il settore birrario crei lavoro in Italia?
Il lavoro è una dimensione da riscoprire in questo Paese. Per creare occupazione vera e duratura occorre inventare un prodotto, creare un brand, aprire nuovi canali in un mercato dalle dinamiche competitive. Il settore della birra sta dimostrando tutto questo.

A cosa attribuisce la crescita della birra in Italia?
Alla base ci sono anche fattori di tipo demografico o di mutamento di certe abitudini di consumo. È però indubbio che dalla birra viene un bel messaggio: con la forza delle idee e della capacità di innovazione è possibile creare lavoro, attrattivo anche per i giovani, offrendo nuovi profili e carriere professionali in un settore ritenuto per molti aspetti, e sempre meno a ragione, tradizionale.

Quanto conta la formazione professionale per lo sviluppo del settore birrario?
Ogni settore ha fabbisogni di competenze specifiche, e l’ultima ricerca realizzata dall’Osservatorio Birra di Fondazione Birra Moretti ha anche identificato una quindicina di professioni, anche “insospettabili”, coerenti con il presente e – soprattutto – il futuro del mondo birrario. Ciò detto, nel parlare di formazione è fondamentale operare una distinzione tra formazione in ingresso e formazione durante il lavoro.

A chi spetta la formazione prima di entrare nel mondo del lavoro?
Al sistema scolastico e alle università. Le università, in particolare, stanno compiendo sforzi importanti per rispondere alle richieste formative delle aziende, anche se queste si muovono con velocità sempre maggiore. Oggi le aziende hanno bisogno di persone che abbiano sì competenze tecniche (si vedano, nella birra, figure quali ingegnere per i processi produttivi, e-commerce e digital specialist, ecc.); ma occorrono anche persone dotate di abilità relazionali, capaci di comunicare con gli altri, anche di avere profondità di pensiero. Oggi l’università ha la responsabilità di trasmettere tanto competenze quanto abilità.

A chi spetta il compito della formazione durante il lavoro?
Questo è un tema da Business School o da istituto di formazione. Entrano in campo bisogni diversi, che non sono assolvibili, come quindici anni fa, da un semplice corso di 10 giornate sulla gestione aziendale. Occorrono formule moderne, innovative, come quelle adottate nel progetto di collaborazione tra LIUC Business School e HEINEKEN Italia.

Quali sono gli aspetti innovativi di questa collaborazione?
La struttura delle classi, l’interazione fra accademici e non accademici, l’importante ruolo svolto dai casi aziendali, in generale i modelli di apprendimento, ai quali si unisce un rilevante numero di ore e giornate di formazione.

Formare al meglio le risorse umane non dovrebbe essere la norma per un’azienda che voglia stare con successo sul mercato?
In Italia lo è molto meno di quanto si creda. Da noi, quando si parla di investire, si pensa subito a un macchinario da comprare più che a persone da formare. La nostra collaborazione con HEINEKEN Italia è un bel segnale anche per questo.

USA, dalla birra oltre 2 milioni di posti di lavoro

By Osservatorio Mondo

Leggi l’articolo originale su Globe Newswire 

Quanto conta la birra nell’economia a stelle e strisce? Alla domanda risponde, ogni due anni, il Rapporto Economico sull’industria della birra negli USA. L’edizione 2018, dal titolo “Beer Serves America”, è stata recentemente presentata dal Beer Institute e dalla National Beer Wholesalers Association, e conferma l’enorme impatto positivo della filiera birraria sull’economia e sull’occupazione negli Stati Uniti:

  • la filiera birraria USA dà lavoro a oltre 2,1 milioni di persone, in una vasta gamma di comparti tra cui agricoltura, produzione, costruzione e trasporto in tutte le aree della Nazione;
  • l’industria della birra americana contribuisce con oltre 328 miliardi di dollari all’economia federale, pari all’1,6% del PIL, grazie all’attività di 7mila birrifici e oltre 3mila distributori;
  • le aziende produttrici e distributrici di birra impiegano direttamente più di 200mila americani;
  • 1 posto di lavoro in un birrificio genera 31 posti di lavoro nella filiera.

 

Un’industria vitale per gli Stati Uniti d’America

“La birra è molto di più che la bevanda alcolica più popolare d’America: l’industria birraria è vitale per gli Stati Uniti”, ha commentato Jim McGreevy, presidente e CEO del Beer Istitute, associazione dei produttori di birra USA fondata nel lontano 1862 (più di un secolo e mezzo fa). “Le società di distribuzione di birra in America sono orgogliose di offrire solidi benefici e opportunità di crescita professionale a quasi 150mila persone”, ha dichiarato Craig Purser, Presidente e CEO della National Beer Wholesalers Association.

Il Rapporto Economico sull’industria della birra negli USA è realizzato dalla società indipendente John Dunham & Associates, e presenta in modo esauriente e autorevole il contributo economico, occupazionale e fiscale del settore della birra USA in ogni Stato e Distretto federale (qui una sintesi del documento). Per finire, alcuni altri dati presenti nel Rapporto:

  • produttori e importatori di birra danno lavoro direttamente a 70mila americani;
  • i posti di lavoro nella distribuzione sono 600, + 10% rispetto a 10 anni fa;
  • i fornitori dell’industria della birra (ad es. i produttori di bottiglie e lattine, scatole di cartone, attrezzature per la produzione e la commercializzazione della birra) generano ogni anno 102 miliardi di dollari di attività economiche e danno lavoro a quasi 450mila persone.

Inaugurata Università della Birra: per imparare sul campo

By Osservatorio Italia

Dalla passione e dalla conoscenza della birra nasce Università della Birra di HEINEKEN Italia, un innovativo centro didattico che propone percorsi mirati di approfondimento culturale e professionale in ambito birrario.

L’iniziativa, che si avvale di un team di docenti altamente qualificati, vuol contribuire fattivamente alla crescita del settore birrario ponendosi come autorevole centro di divulgazione di conoscenze rivolto agli operatori della filiera della birra, attivi sia nel canale Ho.Re.Ca. (distributori e punti di consumo) sia nella distribuzione moderna (buyer), e a tutti i dipendenti del Gruppo HEINEKEN Italia desiderosi di ampliare il proprio know-how e aumentare le opportunità di business.

La formazione

Il programma di formazione, cuore del progetto, copre tutte le discipline che costituiscono “l’Arte della Birra” e propone percorsi di apprendimento teorici e pratici con un approccio stimolante e dinamico. Tre sono i filoni fondamentali del percorso didattico:

  • Cultura birraria, per conoscere tutti i segreti e le tecniche produttive di un prodotto dalla storia millenaria e in continua evoluzione;
  • Competenze commerciali, per acquisire le dinamiche di un sistema di vendita professionale;
  • Gestione aziendale, per migliorare le competenze manageriali degli imprenditori del settore grazie a un programma di alta formazione sviluppato in collaborazione con la LIUC Business School dell’Università Carlo Cattaneo di Castellanza (Varese).

Il piano corsi del 2019 prevede 120 giornate di aula, fruite complessivamente da circa 1.800 partecipanti.

 

Formazione online sempre a disposizione

Gli iscritti ai corsi possono accedere anche ad un ambiente di apprendimento online utilizzando la piattaforma dedicata di digital learning, dove trovano tutti i materiali didattici. L’offerta formativa è dunque fortemente integrata, tra attività in presenza e online, con il valore aggiunto di offrire agli allievi un sostegno ulteriore a quanto appreso in aula e un supporto ad hoc nel periodo di pre e post-formazione, attraverso video, approfondimenti, insight, test e strumenti online per svolgere simulazioni.

 

Sede permanente nella Milano più autentica

Nata dal recupero di un ex complesso industriale, Università della Birra ha sede in via dei Canzi 19, Milano, nel cuore pulsante di Lambrate, storico e operoso quartiere in continua trasformazione con uno spirito che coniuga la schiettezza delle origini con la vocazione di apertura al nuovo.

La struttura è dotata di tutti gli spazi (la superficie complessiva è di circa 1.000 mq) e tecnologie utili per un apprendimento ottimale on site e online. Ma è anche un luogo d’incontro e di confronto, un hub aperto dove condividere idee, saperi, esperienze. E, ovviamente, la passione per la birra.

 

Università della BirraTM è un servizio di formazione a cura di HEINEKEN Italia SpA che non rilascia titoli o attestati aventi valore legale.

Birra, il lavoro del futuro

By Editoriale
  • In 2 anni la filiera italiana della birra ha creato 4.400 nuovi posti di lavoro
  • In Italia ci sono 871 birrifici (+71% negli ultimi 6 anni)
  • 2,47 miliardi di euro all’anno di stipendi dalla industry della birra
  • Il 50% degli addetti ha oltre 10 anni di anzianità: una promessa di stabilità che piace ai giovani
  • L’85% delle aziende reputa la formazione una leva strategica. Ma in Italia ci sono poche opportunità. Per questo arriva Università della Birra

In un Paese che stenta a garantire nuovi posti di lavoro l’industria della birra va in controtendenza: dal 2015 al 2017 gli occupati sono aumentati di 4.400 unità (+5%). Più del doppio rispetto all’andamento medio nazionale (nello stesso arco di tempo, dati Istat, l’occupazione in Italia è cresciuta di circa il +2%). Ogni giorno, dunque, nel settore della birra trovano lavoro almeno 6 persone.

Il dinamismo del mercato del lavoro legato alla birra – che conta 92 mila addetti lungo l’intera filiera – cresce in modo proporzionale alla ricchezza e alla diversificazione delle sue figure professionali: tecnologo alimentare, responsabile analisi qualità, ingegnere chimico alimentare, digital innovation manager, mastro birraio, sommelier della birra…

Le professioni che ruotano attorno alla birra sono tante e “insospettabilmente” moderne, ma non sono ancora abbastanza conosciute e percepite. Per questa ragione l’Osservatorio Birra di Fondazione Birra Moretti ha commissionato ad Althesys la ricerca “Le (insospettabili) professioni della birra”, realizzato intervistando direttamente i protagonisti della filiera e lavorando su un campione rappresentativo di quasi 7mila dipendenti.

La ricerca, presentata il 19 giugno scorso in occasione dell’appuntamento “HEINEKEN Incontra”, conferma quanto la crescita occupazionale del settore birrario nazionale sia strutturale e non episodica: oggi in Italia sono presenti 871 birrifici tra grandi brand e piccole aziende (nel 2013 erano 503). Queste aziende e quelle che compongono l’intera filiera hanno creato, nel 2017, creato 3,5 miliardi di euro di valore aggiunto, dei quali ben 2,5 miliardi destinati alla remunerazione lorda dei lavoratori.

Il settore è solido – in Italia operano i maggiori player internazionali della birra – e caratterizzato da un’alta anzianità lavorativa: il 50% degli occupati ha oltre 10 anni di esperienza. Segnali di stabilità che non possono non piacere alle nuove generazioni, per le quali la birra rappresenta un’opportunità concreta di “lavoro del futuro”.

La filiera della birra è lunga e ricca nelle sue articolazioni, va dalla produzione delle materie prime al servizio finale. E richiede quindi conoscenze, competenze, formazione, agilità di apprendimento, imprenditorialità. Inoltre, secondo i protagonisti della filiera, i trend che ne caratterizzeranno il futuro a livello occupazionale saranno, in primo luogo, la sostenibilità, l’innovazione digitale e lo sviluppo di nuovi gusti. Quest’ultimo punto si lega a doppio filo con la progressiva evoluzione dei gusti degli italiani sulla birra, sempre più aperti alla sperimentazione e alle novità. Tale evoluzione è stata innescata, a sua volta, dal forte impegno di tutto il comparto per promuovere la cultura birraria nel nostro Paese. Un impegno che vede la Fondazione Birra Moretti in prima fila.

Infine, la ricerca condotta da Althesys rivela quanto la formazione sia considerata dalle aziende della filiera un asset determinante per il successo: ben l’85% degli intervistati avverte l’esigenza di investire in questo senso. Sull’offerta formativa italiana in ambito birrario, però, lo studio indica come esista tuttora un gap rilevante rispetto alla domanda, con poche possibilità formative, ad eccezione di alcuni corsi universitari, per chi voglia fare della birra la propria professione.

Per questo motivo, HEINEKEN Italia ha lanciato Università della Birra che, con lo slogan “imparare sul campo”, offre ai professionisti del settore un approfondimento teorico e pratico sui fondamentali del mondo della birra, dalle materie prime alle dinamiche di mercato.

Si tratta di un traguardo importante ma, soprattutto, di un nuovo punto di partenza per lo sviluppo e la diffusione della cultura della birra ad altissimi livelli, attività che come Fondazione Birra Moretti portiamo avanti dal 2015. Siamo profondamente convinti che, anche grazie a questa attività, la birra made in Italy darà non solo al settore ma al nostro Paese nuove, grandi soddisfazioni.

 

Alfredo Pratolongo
Presidente Fondazione Birra Moretti

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La vincitrice dell’edizione 2017 del Premio Birra Moretti Grand Cru: Solaika Marrocco

By News

24 anni, nativa di Gallipoli e chef del Primo Restaurant di Lecce, Solaika Marrocco ha vinto l’edizione 2017 del Premio Birra Moretti Grand Cru presentando un piatto legato alla tradizione locale: i Turcinieddhi (involtini di agnello fatti con interiora, cuore, fegato e polmoni) glassati alla birra con marmellata di cipolla all’arancia, critmi in tempura e infuso di luppolo. Tutti ingredienti che celebrano la sua Puglia e accompagnano una carne tipica della nostra cultura mediterranea.

In abbinamento, Birra Moretti La Bianca, una weiss fatta solo di malti italiani, il cui corpo delicato e rinfrescante e il retrogusto elegante ed equilibrato bilanciano perfettamente i sapori del suo piatto.

Determinata, curiosa, ambiziosa, fin da piccola Solaika ha soltanto voluto diventare una chef. “A questo – racconta – ho dedicato la mia vita, lavorando sempre e facendo molte rinunce non comuni fra i mei coetanei. Ma ne è valsa la pena”. La sua storia e la sua cucina hanno in comune la semplicità, la stessa che connota la tradizione alimentare e gastronomica mediterranea. “Ma semplicità – puntualizza – non vuol dire facilità, anzi”.

L’incontro con la birra come ingrediente della sua cucina è nato proprio dalla volontà di partecipare al Premio Birra Moretti Grand Cru. Anche in questo caso, ne è valsa la pena: “È stata la mia ennesima sfida, dalla quale sono uscita con una bagaglio di ricordi e di emozioni che porterò sempre dentro di me, e con una maggiore consapevolezza e fiducia nelle mie capacità”, racconta. “Arrivare a una proposta che mi convincesse ha richiesto un lavoro lungo e non facile. Ma ho imparato che, se impiegata nei modi e negli abbinamenti giusti, la birra è uno degli ingredienti più belli da utilizzare nell’alta cucina”.

SUCCESSO DI BIRRA

By News, Video

Cosa sono diventati alcuni dei giovani chef che si sono distinti nelle varie edizioni del Premio Birra Moretti Grand Cru? Quale esperienza è stata per loro partecipare al concorso? E quale ruolo gioca oggi la birra nella loro cucina? A queste e altre domande risponde una serie di 8 interviste dal titolo “Successo di Birra”. La cucina italiana contemporanea nelle storie degli chef millennials, a cura di Andrea Radic.

Il primo intervistato è Alessio Gallelli, finalista del Premio Birra Moretti Grand Cru 2017, oggi pastry-chef del ristorante Berton di Milano.

Premio Birra Moretti Grand Cru 2018/2019: il vincitore è Alberto Francesco Wengert

By News

Alberto Francesco Wengert, sous-chef La Locanda del Borgo (Telese Terme, CN), ha vinto l’ottava edizione del Premio Birra Moretti Grand Cru, promosso da Fondazione Birra Moretti in collaborazione con Identità Golose. Il Premio è stato assegnato nel corso di una cerimonia svoltasi il 24 marzo Milano durante il Congresso di Identità Golose.

Il piatto da lui presentato, Alici di Cetara affumicate, caviale di colatura, gelée alla Birra Moretti e meringa di pane croccante, si è aggiudicato il primo premio con la seguente motivazione: “Rappresenta la perfetta sintesi tra italianità, golosità e tecnica. Esalta l’uso di un ingrediente spesso negletto come il pesce azzurro e riesce a farlo al meglio valorizzando nel contempo l’aroma di Birra Moretti Ricetta Originale, proposta sia come elemento della ricetta sia in abbinamento. L’insieme risulta quindi armonioso e meritevole del posto più alto sul podio del Premio Birra Moretti Grand Cru 2018/2019”.

La Giuria, oltre al primo premio, ha assegnato due menzioni ai finalisti Giuseppe Torcaso e Davide Marzullo, rispettivamente, per la migliore interpretazione della birra in abbinamento e in ricettazione.

Torcaso, chef del Ristorante Ex Trappeto (Lamezia Terme, CZ), ha presentato Melanzana, birra, pere, lievito e prezzemolo che, secondo la Giuria, è “un piatto di moderna interpretazione, mostra tecniche contemporanee utilizzando pochi ingredienti capaci di evidenziare una grande attenzione al mondo vegetale”. Menzione speciale, dunque, “per l’abbinamento, davvero azzeccato, con Birra Moretti Grani Antichi (utilizzata anche nella preparazione), che esprime un equilibrio sottile e preciso”.

Marzullo, chef de partie del Ristorante The Market Place (Como), il più giovane tra i finalisti, ha presentato La zucca incontra i Grani Antichi. Un piatto, secondo la Giuria, che “sfrutta al meglio nella preparazione la potenzialità aromatica della Birra Moretti Grani Antichi; la accosta a ingredienti di terra e di mare regalando un perfetto bilanciamento finale”. In abbinamento, lo chef ha proposto una Birra Moretti alla Toscana.

Marzullo è risultato anche il vincitore nel voto del pubblico.